Il 17 gennaio 2016, su queste pagine, pubblicavamo un pezzo intitolato Fotografi MAKERS: il futuro da prenotare subito!, e lo aprivamo con una domanda che purtroppo non è invecchiata neanche di un giorno:
perché fotografi, videomaker e creativi fanno così tanta fatica a farsi riconoscere il valore del proprio lavoro?
La risposta arrivava subito dopo, e rileggendola oggi la scriveremmo identica: “Si lavora sempre di più, si guadagna sempre meno”, perché se il committente è convinto che la fotografia sia ormai una cosa che "tutti possono fare", un preventivo decente in termini di valore e di riconoscimento della professionalità è sempre più una speranza vana. Qualche riga sotto aggiungevamo:
Non possiamo cambiare gli altri, non possiamo cambiare il mercato: possiamo cambiare noi.
La strada che proponevamo allora era passare da "fornitori" a "produttori", sull'esempio di quello che stava succedendo nell'industria con i Makers (quelli raccontati nel 2012 da Chris Anderson, allora direttore di Wired, in un libro che si intitolava proprio così), persone che non si fermano all'idea ma producono quello che progettano. E per spiegarlo usavamo un'immagine semplice: a un Maker serve una stampante 3D, a un fotografo no, perché le fotografie non sono dei prodotti, "purtroppo… sono ingredienti", e per trasformarle in qualcosa da vendere serve un linguaggio.
Questo linguaggio si chiama Html5: è la vostra plastica, i vostri mattoni, il vostro vetro, il vostro ferro, il vostro legno.
Il corso era una giornata intera dalle 10 alle 17 allo Spazio Vela18 di Milano, con un software (Tumult Hype, all’epoca appena uscito nella versione 3.5) che permetteva di costruire animazioni, album di matrimonio interattivi, cataloghi, banner e piccoli siti senza scrivere una riga di codice. La data del 28 gennaio andò esaurita, ne aggiungemmo una il 29 e finì esaurita anche quella, poi una terza il 4 febbraio, e alla fine rimase in vendita solo il video. La promessa era “Non si parlerà di "tendenze", di "mercato", ma si produrrà”, e qualche settimana dopo uscì JPM8, la nostra rivista creata interamente in Html5, che di quel discorso era la prova pratica.
Dieci anni dopo quel pezzo ha ragione su quasi tutto, e sbaglia su una cosa sola, che allora non potevamo sapere: chi lavora il materiale. Il materiale è ancora il codice (scrivevamo che "i materiali sono diventati bit, codice, pixel", e un anno prima ancora che per il futuro della comunicazione servono due lingue, l'inglese e l'Html5), ma non siamo più noi a lavorarlo con le mani, nemmeno attraverso un programma che lo nasconde dietro una timeline. Lo lavora una squadra di agenti AI, ognuno con il suo compito, e a noi resta da descrivere cosa vogliamo e coordinare il lavoro. Nel 2016 potevamo confezionare un piccolo sito animato; oggi possiamo costruire siti complessi che funzionano davvero, con un'area di e-commerce, con sistemi che riconoscono il profilo di chi entra, con un'esperienza immersiva profonda e con uno stile creativo di grande impatto.
Per anni il fotografo ha lavorato dentro un processo deciso da qualcun altro: l'agenzia progetta, il cliente approva, il fotografo scatta e consegna i file, e il prodotto finale lo confeziona un altro ancora. È il ruolo di chi fornisce semilavorati, che per molti ha funzionato a lungo (e magari funziona ancora), eppure l'AI lo rende più fragile ogni mese, perché l'esecuzione è proprio la parte più facile da delegare a una macchina (e infatti è quella su cui si sente ripetere "tanto con l'AI si fa tutto in un click"). Quello che non si delega, secondo noi, è la creatività e il progetto: capire un'esigenza, immaginare la soluzione, decidere il percorso che ci arriva e controllare che ci arrivi davvero.
Abbiamo letto questa frase, in un post di Instagram:
L'AI non democratizza il talento
Democratizza la produzione
Nel 2016 il salto era da fornitori a produttori; adesso è da produttori a orchestratori, direttori e direttrici di tutta la produzione, e chi lo fa smette di essere un pezzo del flusso di lavoro per diventare chi lo governa, con un risultato che non si misura più a scatto ma a prodotto finito, da quotare e fatturare. Nell'ultima newsletter di Aiway dedicata ai nostri abbonati, uscita venerdì, abbiamo spiegato che, se con Aiway FLOW, il corso di giugno su flussi a nodi, skill e agenti (se ve lo siete persi, leggete fino in fondo, perché vi diciamo come recuperarlo) avevamo imparato a usare agenti e flussi come collaboratori fidati che ci lasciano la direzione e le scelte creative, con Makers si fa un passo più in là, e si mette in piedi una squadra che porta a creare una "fabbrica" (di idee, ma soprattutto di prodotti).
Da dove cominciare, per un fotografo? Il primo passo da Maker, secondo noi, è il più vicino a casa: il vostro sito. Moltissimi siti di fotografi, anche di fotografi bravissimi, sono ancora una griglia di immagini con una pagina "chi sono" e un modulo contatti, cioè un semplice archivio che mostra gli ingredienti e aspetta che qualcuno li cucini. Oggi potete rifarlo con un approccio completamente diverso, immersivo e interattivo, dove chi entra non sfoglia un portfolio ma attraversa una storia (la vostra, il vostro modo di guardare, il modo in cui lavorate con i clienti) raccontata con lo stesso stile che mettete nelle immagini. Nella live del LAB dello scorso 8 settembre (sempre dedicata ai nostri abbonati) ne abbiamo mostrato un assaggio, con scene video che si muovono seguendo il cursore di chi guarda. E una volta che lo avete fatto per voi, avete in mano anche un servizio da proporre: lo stesso tipo di sito, con la stessa cura nel racconto, per i vostri clienti, che le fotografie ve le chiedono già e il sito, spesso, lo commissionano a qualcun altro.
Il sito però è solo il primo gradino, ed è quello che nel 2016 riuscivamo già a immaginare. Il resto no: costruirsi strumenti su misura (noi, per esempio, abbiamo creato dei plugin per Photoshop che aggiungono funzioni che Adobe non ha mai previsto, un'estensione per LinkedIn, un "postino" che invia i messaggi via Telegram, per esempio per creare un canale di contatto con i vostri clienti), oppure tornare proprio all'oggetto fisico che dieci anni fa avevamo lasciato fuori dal discorso. Allora vi dicevamo che non vi serviva nessuna stampante 3D, e martedì vi mostreremo come un'idea nasce da un'immagine AI, diventa un modello tridimensionale che animate e di cui scegliete il materiale senza usare direttamente un software 3D (voi scrivete, e l'AI apre Blender e crea il modello, imposta le luci, esegue il rendering ad altissima qualità), e poi diventa un oggetto stampato; e se il vostro computer non ha abbastanza potenza per il rendering, è l'AI stessa a spedire il lavoro a una "fabbrica" esterna più potente. Nel 2016, sinceramente, non avremmo saputo prevederlo, o forse l'abbiamo sognato, ma di sicuro non ci sembrava realizzabile. Oggi sì: lo abbiamo fatto, lo stiamo facendo.
Una fabbrica però non produce niente senza controllo. Sentiamo dire spesso che con queste tecnologie "basta chiedere e ti fa tutto", e chi lo dice di solito (non sempre, per carità) non ha mai portato a termine un progetto vero con una squadra di agenti: servono un metodo, la misura dei costi (quanto costa ogni collaboratore e quanto lavoro produce ogni mese), la gestione dei passaggi e delle comunicazioni con il cliente. È la parte meno spettacolare, ed è quella che separa chi fa una demo da chi consegna un prodotto finito che si può produrre in serie.
E allora torniamo a noi, ai professionisti dell'immagine, a voi che ci leggete (qualcuno anche da quel gennaio del 2016, e magari in Via Vela c'era). Questa settimana aprite il vostro sito e chiedetevi quale storia racconta a chi ci entra senza conoscervi. Se la risposta è "nessuna, mostra delle foto", avete già trovato il vostro primo progetto da Maker, e martedì pomeriggio vi facciamo vedere come si costruisce.
Il corso Makers è martedì 29 settembre, dalle 15, online su Zoom. Esserci dal vivo vuol dire fare il percorso insieme a noi: potete chiedere, ascoltare le domande degli altri, intervenire mentre costruiamo. Poi resta tutto, perché la registrazione completa del corso (oltre quattro ore), le skill e la documentazione aggiuntiva saranno su corsi.jumper.it, la nostra nuovissima piattaforma dei corsi, che apriamo al pubblico dopo un primo periodo di test.
La piattaforma e tutti i suoi contenuti e quindi tutti i corsi, non solo Makers, fanno parte dell'abbonamento ad Aiway Magazine LAB, che OGGI costa SOLO 98 euro + Iva a trimestre e comprende tutti gli articoli di tutti i numeri della rivista online, la newsletter settimanale riservata agli abbonati, l'incontro LAB mensile in diretta (che poi resta registrato sulla piattaforma), la community su Discord e il contatto diretto con la redazione. E soprattutto, con un solo accesso e una sola password, entrate in tutti i corsi: quelli già disponibili, cioè il Master Midjourney (quattro ore sul generatore di immagini più fotorealistico, dai prompt agli style reference fino ai diritti e alla stampa) e Aiway FLOW (quattro ore e mezza su flussi a nodi, skill e agenti, con una campagna social completa costruita durante il corso), più la registrazione della live di settembre; e poi ne usciranno altri, nei prossimi mesi, fra cui uno su come produrre e programmare i contenuti per i social con una squadra di agenti AI (non chiedendo banalmente su ChatGPT come fanno quelli che non hanno capito come si lavora con l'AI) e uno su GEO e SEO (l'ottimizzazione dei contenuti per le risposte delle AI e per i motori di ricerca), per capire come farsi trovare online nell'era dell'AI. E come far trovare anche i vostri clienti, quelli che per ora vi chiedono delle foto (che vi pagano troppo poco) e che oggi, visto che diventerete dei MAKER, potrete proporre a loro, ad un valore molto elevato.
Se non volete abbonarvi al LAB, Makers si può acquistare anche da solo, fino a martedì al prezzo di lancio di 129 euro + Iva, poi a 160 euro + Iva. Con SOLO 98 euro + Iva (quindi meno), avete invece un intero trimestre di LAB, che comprende questo corso e tutti gli altri e vi potete cancellare quando (e se, speriamo di no) volete.
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Ci vediamo martedì. Buona domenica!


