La risposta potremmo trovarla in un panino...
Tanti interrogativi sul futuro del lavoro e dell'economia globale: noi, italiani/europei, possiamo trovare un nostro spazio sul mercato? Sì, ma dobbiamo muoverci bene e sfruttare le nostre capacità
Questa settimana ci sono stati alcuni eventi che devono (dovrebbero) farci riflettere su come il mondo sta cambiando velocemente, e questo a prescindere da quello che possiamo pensare sul nostro ruolo e sulla nostra posizione riguardo l’intelligenza artificiale. Andiamo a punti, altrimenti rischiamo di scrivere un libro ;-)
Questa settimana Apple ha aumentato i costi - in modo significativo, circa il 20% - dei Mac e degli iPad. Il motivo? L’aumento del costo delle componenti primarie interne (ram, e non solo) perché il mercato sta subendo una crisi di disponibilità di chip a causa della richiesta sempre più forte da parte delle infrastrutture dei datacenter. Lo avevamo annunciato all’inizio di gennaio, quando all’interno dei nostri incontri dedicati agli abbonati di Aiway Magazine LAB avevamo fatto le nostre previsioni (Forecast) per il 2026. Ovviamente, la reazione potrebbe essere quella di dire “un ottimo motivo per non comprare un computer nuovo, ancor meno un Mac”, ma il problema è che questo riguarda tutta la filiera tecnologica, tutti i brand del settore: tutto sta aumentando, e questo contribuirà - a prescindere dalle vostre decisioni - ad un aumento dell’inflazione. Non è un bene, non è “direttamente collegato all’AI” in termini di colpa, ma è un fenomeno che ci deve portare a reagire dal punto di vista del valore del nostro lavoro (non siamo qui a parlare di opinioni, ma di fatti): se non troviamo un modo per rendere accettabile l’aumento dei nostri costi, ci troveremo ad avere un lavoro che sarà sempre meno sostenibile.
Questa settimana è stata presentata, con grande enfasi Emma-5, modello linguistico lanciato da Egomnia (fondata da Matteo Achilli, quotata su Euronext Growth Milan), presentato come risposta italiana alla dipendenza dai grandi modelli americani, una sorta di AI “sovrana” nazionale ed europea. Nel giro di 24 ore Emma è diventata virale: ma per i meme, non per le capacità. Non sa fare la tabellina del 9, ha risposto in modo problematico su temi politici sensibili (Hitler come “ottimo presidente”, frasi xenofobe), e ha accumulato oltre 60.000 chat prima che Egomnia la portasse offline. La chiusura è avvenuta con una nota che ringraziava gli utenti e spiegava che “l’utilizzo emerso non era in linea con gli obiettivi del test”. Il problema di fondo: il gap tra il framing (”sovranità tecnologica”, “sfidiamo OpenAI”) e la realtà tecnica del modello ha generato aspettative impossibili da soddisfare. Egomnia ora cerca tester per Emma-6. Cosa significa? Che siamo in Italia e siamo in Europa, e siamo in una situazione in cui, per cause politiche, di cecità negli investimenti, e anche a causa della cultura storica che ci portiamo dietro, nel bene e nel male, possiamo solo subire gli strumenti, i costi e le politiche americane e cinesi (i due poli che dominano questo mondo). Se non troviamo modi intelligenti, utili, produttivi e imprenditorialmente sensati per utilizzare le tecnologie di altri e quindi proporre una nostra capacità di essere competivi, ci troveremo solo ad essere il mercato che ha un costo superiore di quello degli “altri”, e quindi saremo meno capaci di rimanere, su questo mercato. Noi, dai piccoli ai grandi. Siamo quelli che pagano più cara l’energia elettrica, saremo quelli che pagheranno di più le infrastrutture e i modelli di intelligenza artificiale.
OpenAI ha presentato i suoi nuovi modelli evoluti, tra cui SOL che si dichiara anche superiore a quel Mythos e Fable5 di Anthropic che è stato bloccato dall’amministrazione americana perché troppo “pericoloso per essere usato da Paesi e da cittadini che non sono americani”. E anche SOL è stato bloccato al largo pubblico internazionale, e concesso solo ad una trentina di aziende americane per il test iniziale. Non si tratta (solo…) di preoccupazione per eventuali usi illeciti (verso cui le stesse amministrazioni che vietano in verità stanno andando per propri interessi), ma per creare un gap che rafforzerà l’economia degli USA, rispetto ai mercati “concorrenti”. Cosa significa? che se non saremo esperti, intelligenti, furbi nel trovare un modo di dare valore al nostro lavoro (ancora una volta) rischiamo di essere tagliati fuori dai giochi.
Sì, lo sappiamo che questo quadro non sembra ottimistico, ma in realtà ci dice che al contrario se abbiamo coscienza di tutto questo, dobbiamo attivare la nostra mente verso il “come usare meglio il nostro tempo” e “come strutturare al meglio gli strumenti”, perché gli strumenti alla fine sono oggetti che si trasformano e diventano potenti in funzione di quello che facciamo con loro.
Abbiamo fatto una animazione (la trovate qui sopra) che presenteremo durante il corso che faremo domani, lunedì 29 giugno, dalle ore 14 alle ore 18 online su Zoom e che dopo sarà disponibile anche in formato video completo di tutta la documentazione e i tool che abbiamo preparato. È un hamburger che mostra come il lavoro deve concentrarsi sempre di più su DECISIONE (capire cosa fare) e su CONSEGNA (delivering: cosa diamo al mercato) dedicando sempre meno sforzo “diretto-umano” all’ESECUZIONE (il fare), perché se sappiano cosa vogliamo fare, perché lo vogliamo fare, e a chi proporlo, l’esecuzione può essere semplificata e potenziata grazie a flussi di lavoro che prevedono automatizzazioni. È successo così con l’agricoltura, poi con le fabbriche e poi, con il digitale, con le piattaforme e gli algoritmi. Ora è arrivato il momento e l’occasione per tutti (noi tutti compresi).
Serve capire come gestire i flussi del lavoro, quando intervenire con la nostra unicità e creatività umana, e quando lasciare spazio all’automatizzazione e al processo controllato da macchine che sono bravissime a fare queste cose (seguire istruzioni, completare task, verificare processi, automatizzare). Dedicare sempre più tempo alla strategia, all’ingegno, alle nuove idee, alla sperimentazione, alla scoperta, allo studio, all’esplorazione anche di strade apparentemente sbagliate consentirà a tutti noi (lo consente già oggi) di fare la differenza. Ma per farlo non possiamo perdere tempo, dobbiamo entrare in questo nuovo approccio, un approccio che spieghiamo, raccontiamo, rendiamo usabile dal primo giorno in modo concreto, con questo nostro corso, FLOW. Non perdete l’occasione di averlo GRATIS, abbonandovi entro domani al nostro Aiway Magazine LAB. Questa iscrizione, che dura tre mesi (e poi, se volete, potete rinnovare e continuare a crescere con e grazie a noi) vi offrirà newsletter di aggiornamento, appuntamenti mensili di formazione, consulenza personalizzata, il far parte di una community di colleghi che vivono le stesse vostre attività e preoccupazioni (ed entusiasmi), ad un costo totale di soli 98 euro+iva (potete anche dividere il costo in 3 rate con Paypal) COMPRESO il corso FLOW e anche il corso su Midjourney che è lo strumento più potente e creativo per generare immagini fotorealistiche (e non solo) con l’AI e che verrà pubblicato entro l’estate. A partire dal 30 giugno, il SOLO corso Aiway FLOW passerà al costo di 160 euro + iva (senza altro, solo quel corso e solo in video).
Come detto: potete decidere di subire questa rivoluzione, da una posizione che non è privilegiata, per i motivi che vi abbiamo espresso in questo articolo, oppure potete entrare mentalmente ed operativamente in questo nuovo modo di pensare al lavoro, ma anche al nostro ruolo di persone.
A voi la scelta: noi vi aspettiamo numerosi!
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