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L’AI non fa magie, da sola. Con il nostro corso gratuito, tu puoi farle
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L’AI non fa magie, da sola. Con il nostro corso gratuito, tu puoi farle

Quello che vedi in giro non è AI. Chi cerca di venderti l’idea che chiunque possa fare il tuo lavoro senza competenze sta mentendo. È ora che qualcuno ve lo dica e vi offra qualcosa di concreto.

Partiamo da una buona notizia: il 6 marzo 2026 - dalle 16 alle 17.30 — organizziamo un webinar completamente gratuito per fotografi professionisti. Basato sulla pratica, concreto, di livello alto professionale. Non sarà un’introduzione generica, non un assaggio tiepido, ma una sessione che potete applicare subito — ma attenzione perché sarà gratuita solo per chi sarà presente in diretta. Trovate la prenotazione in fondo a questo articolo, ma prima, vogliamo spiegarvi perché lo facciamo, e perché lo facciamo adesso.

Saremo diretti, come lo siamo stati sempre: quello che circola in rete spacciato per “rivoluzione dell’AI per l’immagine“ è, nella stragrande maggioranza dei casi, di una bruttezza imbarazzante. Facce di plastica che sembrano manichini malriusciti, espressioni ibride tra il surreale e il perturbante, deformazioni dei corpi inaccettabili, trame dei tessuti imprecisi, prospettive architettoniche con pareti che finiscono nel vuoto. Se siete fotografi professionisti — e presumiamo che lo siate, altrimenti probabilmente non stareste leggendo questa newsletter — lo avete visto anche voi, e avete storto il naso. Giustamente.

Ma c’è qualcosa che disturba ancora di più di queste immagini di bassissimo livello, ed è il racconto che ci gira intorno: quello di chi organizza corsi che promettono di trasformare chiunque — chiunque, senza alcuna competenza fotografica, senza cultura visiva, senza aver mai capito cos’è la luce — in un “grande produttore di immagini professionali con l’AI”. Il messaggio che sentiamo ripetere è sempre lo stesso: non serve saper fotografare. Non serve la tecnica. Non serve l’occhio. Basta il prompt giusto. E questo messaggio, ve lo diciamo con franchezza, è una bugia — e una bugia che vi danneggia direttamente, perché crea aspettative nel mercato che poi ricadono su di voi sotto forma di clienti che svalutano il vostro lavoro, colleghi improvvisati che abbassano i prezzi, e una percezione pubblica della fotografia professionale che si deteriora ogni giorno di più. Diffidate da chi lo dice.

La domanda che dovremmo porci non è “com’è possibile che le persone si entusiasmino per questo?” (quella risposta la conosciamo già: perché non sanno riconoscere la differenza tra dichiarazioni e fatti). La domanda vera è: perché voi, che quella differenza la riconoscete immediatamente e con precisione assoluta, non state ancora sfruttando questa capacità come leva competitiva nell’AI?

Da quando esiste il lavoro di chi ha fondato questa rivista (Jump, poi Jumper), la missione è sempre stata la stessa: difendere la categoria dei fotografi professionisti, aiutarli a crescere, a non essere travolti dalle onde di turno. In questi ultimi quasi tre anni di Aiway Magazine — l’unica rivista professionale italiana dedicata all’AI per l’immagine — abbiamo costruito una cultura attorno a questi strumenti, lavorando fianco a fianco con fotografi, creativi e visionari per capire come l’intelligenza artificiale cambia la cultura visiva professionale, senza sostituirla. Ora torniamo a farlo, su un fronte complementare che si è fatto urgente, con qualcosa di concreto in mano.

Perché l’AI non fa magie: amplifica quello che chi la governa possiede come conoscenza, cultura ed esperienza. Se chi la governa non ha cultura visiva, non ha senso della luce, non sa cosa significa costruire un’immagine, il risultato sarà sempre e comunque mediocre, indipendentemente da quanto sia sofisticato lo strumento. È una questione di grammatica, e la grammatica non si sostituisce con l’entusiasmo né con qualche trucco da parte di chi si finge guru (che magari usa questi strumenti solo da qualche settimana e che fino a ieri diceva che l’AI non aveva una qualità sufficiente).

Voi che la fotografia la conoscete bene e siete professionisti di questo settore, che avete investito anni in tecnica, cultura, apparecchiature costose, conoscete la luce e il lessico fotografico in un modo che nessun principiante potrà mai raggiungere con qualche giorno di corso. Sapete quando un’ombra è sbagliata, quando una texture non torna, quando la coerenza visiva manca, quando un’espressione è vuota. Sapete esattamente perché certe immagini “sembrano AI” nel senso più deteriore del termine, e altre no. Questo non è un punto di partenza: è un vantaggio enorme, ed è precisamente la base da cui bisogna lavorare. Chi vi dice che “non serve più” o è in malafede, oppure... non sa nulla di fotografia vera. Però lo sta dicendo ai vostri clienti, non può certo stare “dalla vostra parte”.

Quello che invece potreste ancora non avere — e vogliamo essere precisi su questo, perché la precisione qui fa tutta la differenza — è la grammatica tecnica specifica dell’AI applicata alla fotografia professionale. Non parliamo in questo contesto di generazione di immagini dal nulla: non è quello il territorio che richiede approfondimento (approfondiremo...). Parliamo di operazioni concrete che ogni fotografo professionista oggi dovrebbe padroneggiare, perché rappresentano il livello base per non perdere posizioni su un mercato che si muove velocemente e non aspetta.

Ecco di cosa parliamo concretamente:

  • Correzione di immagini già scattate — miglioramento dei dettagli fini, separazione dello sfondo, scontorni complessi (capelli, trasparenze, elementi sovrapposti), coerenza visiva tra elementi scontornati e reinseriti nella stessa scena. Operazioni per cui la post-produzione tradizionale richiede ore. Con gli strumenti AI giusti, molto meno tempo e risultati superiori.

  • Cambio di inquadratura su soggetti già fotografati — il cliente chiama dopo lo shooting e vuole una inquadratura che nessuno aveva previsto (dall’alto, di lato, oppure un vestito che ora vogliono indossato da una modella e non solo steso). Senza questi strumenti: si torna in studio o si perde il lavoro. Con questi strumenti, si consegna.

  • Upscaling per la stampa di grandi dimensioni — portare un’immagine alle risoluzioni che reggono il grande formato stampa senza perdere qualità. Una competenza che i clienti già danno per scontata, e che non potete non avere. Vi dicono che fino a “ieri” (tre anni fa, lo dimostra lo screenshot della pagina dell’articolo che abbiamo pubblicato nel 2023 su Aiway Magazine con i primi test… poi le cose si sono ulteriormente sviluppate e prontamente ne abbiamo parlato, testato, verificato sul campo) si poteva avere una risoluzione di soli 1000 pixel di lato lungo? Non è vero (da tre anni, abbiamo centinaia di esempi consegnati per lavori che sono finiti su cartelloni pubblicitari in tutto il mondo e test mostrati durante i nostri corsi e i nostri articoli su AiwayMagazine). E non solo arrivare a 4000 pixel di lato, ma si arriva a 8000/10 mila/12 mila pixel con una qualità incredibile. Ve lo mostreremo, gratis.

    Un esempio di upscale AI con strumenti di alto livello professionale (non quelli standard…)

  • Creazione di prop in scene già scattate: il brief cambia all’ultimo momento, non c’è budget per un nuovo set. L’AI permette di inserire elementi nella scena con coerenza di luce, prospettiva e dettaglio. Non è magia: è tecnica, ed è tecnica che richiede un occhio fotografico per essere eseguita bene.

Queste non sono curiosità tecnologiche: sono competenze che il mercato già chiede e che i clienti tendono a dare per scontate, perché qualcuno ha detto loro che “con l’AI si fa tutto in un click”.

La cosa straordinaria — e vogliamo che questo sia chiaro — è che, con la base culturale e visiva che portate, queste competenze le acquisite in modo infinitamente più rapido e con risultati infinitamente migliori di chiunque parta da zero. Non perché siate più bravi a imparare software, ma perché sapete già cosa volete ottenere. E sapere cosa si vuole ottenere, nel lavoro con l’AI, vale dieci volte più di qualsiasi abilità tecnica pura.

C’è qualcosa che osserviamo da anni e che dobbiamo dire senza giri di parole: il mercato della fotografia professionale è pieno di predatori — di chi cerca di sottrarre lavoro e valore a chi lo fa con competenza — e la sfida non è solo tecnica. È strategica, commerciale, identitaria. Costruire una competenza AI solida, di livello professionale alto, è il primo passo necessario, ma da solo non basta. Dove vogliamo portarvi è molto più avanti, e lo faremo. Ma partiamo dal concreto, dal pratico, da quello che potete usare subito — perché ogni mese che passa senza queste competenze è un mese in cui qualcun altro occupa spazio che è vostro di diritto.

Il webinar di Marzo, Aiway Essential, offre esattamente questo. Sarà costruito su problemi reali e su soluzioni di livello professionale alto. Vi mostreremo come usare questi strumenti con la stessa esigenza qualitativa che portate in ogni scatto, in ogni post-produzione, in ogni consegna al cliente. Richiede grande competenza, cultura, stile, professionalità: esattamente quello che voi avete già, e che nessun principiante può simulare. E, specialmente, non è legato a NESSUNA AZIENDA, non è una marchetta, vi mostreremo pregi e limiti degli strumenti che useremo e non abbiamo nessun rapporto commerciale con nessuna di queste aziende, non ci dice nessuno di dirlo. Lo diciamo noi.

La partecipazione come detto è completamente gratuita, ma solo per chi sarà presente in diretta: appena concluso, il corso sarà disponibile in formato video alla cifra di 149 euro più IVA. Se volete partecipare gratuitamente, il momento per prenotare il vostro posto è adesso.

Perché noi?

Aiway Magazine è la sola rivista professionale italiana dedicata all’AI per l’immagine. Da quasi tre anni pubblichiamo ogni settimana analisi, strumenti, casi concreti e riflessioni culturali per chi lavora con le immagini sul serio.

Abbiamo organizzato i primi corsi professionali sull’AI per fotografi in Italia — in presenza, con ore di lavoro pratico su casi reali, con un livello di esigenza qualitativa che non abbiamo mai abbassato.

Abbiamo costruito una comunità di oltre 4.000 fotografi professionisti che leggono questa newsletter ogni domenica.

Lavoriamo da anni con fotografi, creativi, art director e docenti universitari per capire dove l’AI porta valore vero e dove invece fa solo rumore. Non vendiamo magie: difendiamo la professione.

Da che parte stiamo? Dalla stessa da cui siamo sempre stati: dalla parte di chi fa fotografia con competenza, cultura e rispetto per il proprio lavoro. E ci aspettiamo di vedervi con noi.

Prenota il tuo posto gratuito al webinar del 6 Marzo 2026 |ore 16-17:30


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Assolutamente, procediamo.